Emotivamente in ritardo e con una forte autocoscienza negativa...

martedì, agosto 22

Ma ne siamo proprio sicuri?

Diario di viaggio - Berlino, 18 agosto 2005 ore 5:35

Da qualche tempo il mondo è completamente sconvolto da una guerra di religione più o meno palesata. Tentano di rabbonirci con oppiacei vari, più o meno efficaci, quali sport e televisione, tette e culi. Però qua e là capti segnali, tracce che ti fanno capire che siamo in uno stato di allerta ben più grave. Girando per le grandi città non puoi ignorare la quantità di polizia che è in giro, le misure di sicurezza delle ambasciate e come la gente guarda gli immigrati arabi ma ti accorgi soprattutto di questa immensa paranoia quando sei costretto a prendere un aeroplano. La nostra vacanza era finita e mesti eravamo in coda per il controllo all'aeroporto di Tegel. Passo tranquillamente il metal detector e così anche due dei miei compagni di avventura fino a che non tocca all'ultimo che fa letteralmente impazzire la macchinetta a raggi x per il controllo dei bagagli a mano. Il tipo della Polizei lo guarda in cagnesco già subito per la maglietta che simpaticamente riportava Fucking Criminal. Alla richiesta di aprire lo zaino il mio amico con una ingenuità tutta italiana consegna al poliziotto un accendino e un coltello a serramanico con almeno 7-8 cm di lama. Gli mancava giusto di palesare una copia del Corano al grido Allāh Akbar e eravamo a posto. Il tipo ha sequestrato i due oggetti e l'ha lasciato passare. Sono rimasto allibito. Non ha fatto assolutamente niente. Ma la cosa veramente drammatica è il fatto che il coltello era nello zaino anche all'andata e a Malpensa non se ne sono accorti. A questo punto mi chiedo: ma serve davvero a qualcosa?

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Senza veli

Diario di viaggio - Berlino, 16 Agosto 2006 ore 3:00

Immaginate di trovarvi in piena notte, in mezzo ad una città che non conoscete, in un quartiere abitato quasi esclusivamente da extracomunitari, strade completamente deserte, a 40 minuti a piedi dall'ostello e come unica compagnia un amico ubriaco perso che vomita ogni 3 passi. Situazione ovviamente in cui vi siete trovati vostro malgrado. E' stata una lunga camminata e ho avuto modo di riflettere. Mi sono chiesto se valeva la pena davvero fare quello che ho fatto, riportare sano e salvo un amico. Ho dimostrato davvero di essere suo amico? Non era forse più giusto abbandonarlo a se stesso per fargli capire che certe cose si pagano. Alla fine hai scelto di ubriacarti e ora devi farti carico anche delle conseguenze. Non era più educativo lasciarlo dov'era? Oltretutto mi sono fatto carico di una responsabilità per un comportamento che odio. Trovo profondamente imbarazzanti gli ubriachi, specialmente quando sono nella mia compagnia. Così come trovo decisamente stupido ubriacarsi. Lo reputo esclusivamente una dimostrazione di forte insicurezza, di bassa autostima. Non c'è divertimento ma solo un modo semplice per evitare le questioni. Trovo molto più coraggioso vivere la vita con sguardo cristallino, senza veli che coprono gli occhi.

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lunedì, agosto 21

Privazione sensoriale

Diario di viaggio - Colonia, 10 Agosto 2006 ore 20:30

Non c'è dubbio che l'esperienza personale vale più di mille parole. Così tanti sono i luoghi comuni legati al mondo dell'handicap che alla fine ci sentiamo pure di condividerli. Tante volte si prova partecipazione, solidarietà o pena. Ma chi davvero capisce cosa significa essere in qualche modo menomato. Quanto la nostra vita quotidiana ne sarebbe modificata? Quanto le cose che a noi sembrano banali diventano una sfida? Ho voluto provare sulla mia pelle queste sensazioni durante una cena all'Unsicht Bar di Colonia, un ristorante nella completa oscurità dove vieni servito da camerieri ciechi. Due ore nel buio più nero, due ore in cui farai i conti solo con il tuo udito e il tuo tatto. E vi giuro che non è banale mangiare così. Ma non è questa la cosa più difficile. Fare i conti con te stesso è un bilancio decisamente in perdita. La cosa che più mi ha colpito è il fatto che non saprò mai quanto era grande quella stanza, di che colore erano le sedie o cosa c'era scritto sull'etichetta della mia bottiglia. Sono ovviamente cose minime nel bilancio della mia vita ma il pensiero che la situazione temporanea che ho vissuto per molti è la quotidianità è devastante. Ci sono persone che non sapranno mai cosa si prova a vedere un tramonto o un campo di grano oppure che non guarderanno mai negli occhi la persona che amano. Come ho fatto a non pensarci prima.

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domenica, agosto 20

Svegliarsi da un brutto sogno

Diario di viaggio - Berlino, 16 Agosto 2006 ore 22:00

Tante volte lo sguardo si ferma sulle cose, si posa sopra come una farfalla ma scorre via subito come fosse acqua sulle rocce. Dovremmo invece affondare nella materia per capirne la segreta essenza, per arrivare dove l'occhio non può ma solo il cuore. Fortunatamente a volte capita di trovare qualcuno che ti porti per mano a capire cosa c'è dietro al paravento, ti apre gli occhi sulla realtà delle cose. A me è successo la scorsa settimana, in una bella chiaccherata notturna con un ragazzo berlinese. Avevo già attraversato la sua città più volte ma ero cieco. Non avevo capito cosa vuol dire vivere lì, cosa volesse dire Germania Est, e cosa rappresenta ora per loro quella città. Con fatica e un po' di dolore ha raccontato se stesso e attraverso i suoi occhi ho visto la storia di un popolo. Purtroppo non c'è modo per me di raccontarlo, solo attraverso le parole di chi ha vissuto è possibile davvero capire cosa è stato. Una frase però è rimasta scolpita nella mia testa. Parlando del crollo del muro ha riassunto le sue sensazioni così: "E' un po' come quando stai con una ragazza ma le cose non vanno bene. Ti accorgi di come stavi solo quando è tutto finito.". Grazie tante Christoph!

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Visioni notturne

Diario di viaggio - Berlino, 15 Agosto 2006 ore 20:45

La serata era partita decisamente male. Non avevo cenato e non pareva ci fosse margine per farlo. Eravamo in ritardo e stava per cominciare il Pub crawl, una specie di giro forsennato fra locali e discoteche in una gara dissennata a chi beve di più, a cui i miei compagni di viaggio non volevano rinunciare. Reggo male birra e superalcolici e presentarmi ad un evento di questo genere senza niente sullo stomaco poteva essere decisamente deleterio. Unica soluzione possibile era non bere. La serata comincia con tutti già ben imbenzinati al primo locale, il Silberfisch, birra e tequila che scorrono a fiumi, e io che sto a guardare. Tutto stava precipitando in un abisso infernale. Il nostro caronte era Kole, un canadese punk con una interessantissima cresta blu e piercing ovunque, apparte tutto davvero simpatico. Decidiamo di attraversare lo Stige, ovvero Oranienburgerstraße, per avvicinarci al secondo locale. Sulle prime non ci faccio caso ma poi comincio a notare dettagli. Ovunque graffiti e il cartellone di un cinema a lettere mobili, come quelli che si vedono nei film americani, sculture di metallo e finestre rotte, luci al neon e musica elettronica. Mi isolo dalla compagnia e mi avventuro in questo girone di squatter, che puzza di vernice e urina, che trasuda vita. Una esperienza straordinaria. Ero arrivato al Tacheles, un palazzone abbandonato che è stato occupato da un gruppo di artisti che vi hanno aperto tre locali, un cinema, gallerie d'arte e molto altro. E' un posto che ti lascia un forte segno dentro, ti squarcia in due. Quella sera sono rimasto totalmente affascinato dai lavori di Alexander Rodin e da Roeloffs Timotheus Paulus, due artisti profondamente differenti ma ugualmente geniali. Raramente la mia immaginazione è stata stimolata altrettanto. E non solo la mia... tanto che Wolfgang Becker nel 2003 vi ha ambientato alcune scene di uno dei suoi film più riusciti, Good Bye Lenin!, che vi consiglio prima, e dopo, una visita a Berlino. La vita talvolta regala delle straordinarie sorprese.


Alexander Rodin

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Diario di viaggio

Felice è colui che, come Ulisse, ha portato a termine un viaggio glorioso. J. Knox

Ho passato gli ultimi 10 giorni in viaggio fra Colonia, Brema e Berlino. Nonostante fosse nata come una vacanza è stata invece una inaspettata valanga di stimoli che mi hanno permesso di imparare molto ma anche di riposarmi poco. Ora che mi sono appena appena ripreso mi impongo quindi di scrivere un diario di viaggio in cui, pescando casualmente nel tempo e nello spazio, possa raccontarvi parte di queste esperienze. Non vi aspettate un novello Chatwin ma solo qualche riflessione e sensazioni sparse, magari qualche consiglio per pianificare un viaggio in terra tedesca. Tutto qui...

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